Montalenghe

MontalengheMontalenghe

E’ il paese che vi ospita.

Adagiato sulle pendici meridionali delle colline dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea che guardano verso Torino, è un paesino di circa 1000 anime.

Sul proprio territorio accoglie rigogliosi boschi di castagni, distese di campi coltivati, piccoli specchi d’acqua a memoria delle antiche fornaci che qui estraevano l’argilla per farne coppi e mattoni. Di questa attività produttiva ne sono testimoni le case del paese … e la nostra non fa eccezione… che ancora conservano i soffitti a botte, a crociera o ad archi costruiti con i mattoni.

Storicamente si trova traccia di Montalenghe in un documento del 1156 relativo alla cessione di un ponte sulla Dora Baltea. Risalgono al XII secolo le prime notizie relative ad un castello, costruito sulla sommità della collina alle spalle del paese, chiamato Castelvecchio che, purtroppo, ebbe vita breve: nel corso della guerra del Canavese (1339) fu preso d’assalto dalle truppe ghibelline. I guelfi, che lo custodivano a nome di uno dei rami dei San Martino, dovettero ben presto cedere e subire un saccheggio: sarà praticamente raso al suolo trecento anni più tardi con il passaggio dei soldati francesi (se ne scorgono le informi rovine in cima alla collina).

A partire dalla fine del ’600 una delle casate che guidarono il paese iniziò la costruzione di un nuovo castello, su una collina diversa, che nel corso degli anni venne ristrutturato assumendo l’attuale forma di villa settecentesca. Nel periodo napoleonico vi soggiornarono alcuni ufficiali francesi e forse vi dormì lo stesso Napoleone.

Proprio nel parco di questa villa, di proprietà privata e in uno stato di manutenzione non proprio ottimale, cresce ancora rigoglioso uno splendido esemplare di Cedro dell’Atlante inserito tra gli alberi monumentali del Piemonte e probabilmente tra i più imponenti d’Italia. Ha un’età stimata di circa 300 anni, un’altezza pari ad un condominio di 12 piani e una circonferenza alla base di 13 metri: testimone di mille avvenimenti, cresciuto in modo inconsueto per un cedro che, anziché un unico possente tronco, ha otto enormi branche che partono dal livello del terreno. L’attuale proprietà ha iniziato interventi di restauro del parco, ma al momento non è possibile vedere da vicino questo prezioso “monumento”.